Le voci del Presepio
Napoletano
Perdiamoci con la fantasia nel pittoresco mondo del Presepio napoletano
Proviamo a perderci con la fantasia in un
maestoso Presepio napoletano del '700, brulicante di pastori che sembrano
essere stati colti e fissati per sempre da un incantesimo in una specifica
postura o nei comunicativi gesti delle mani(1), con le bocche spalancate
nell'atto di chiamare, ridere, oppure socchiuse a bisbigliare chissà
quale petegolezzo o segreto dei bassi; o, ancora, con le labbra serrate
a significare la concentrazione nell'ascolto e con quegli occhi che
sprizzano malizia, intelligenza, sfrontatezza, ira e gioia, ma anche
amore e tenerezza, semplicità d'animo e di mente, e dolorosa
rassegnazione. Proviamo ad immaginare che quelle preziose figurine possano
risvegliarsi all'improvviso in questa notte magica e speciale e, così,
far sentire la propria voce ed i loro strumenti produrre suoni e melodie,
imparentate quest'ultime con tutte le culture del Mediterraneo.
Ad accendere la nostra fantasia basteranno i colori ora tenui, ora accesi,
ora sfumati e stinti delle vesti contadine, del luccichio degli ottoni
e dei finimenti, dei piumaggi dei flabellìferi e degli esotici
costumi del corteo regale, e la lista delle centinaia di appetitose
e allegrissime vivande e delizie gastronomiche disseminate per tutta
la scena.
Presto i nostri cinque sensi saranno sollecitati e storditi in quanto
esposti ad un incredibile bailamme fatto di odori, aromi, miasmi, nitrit
belati, ragli, muggiti, starnazzare di gallinacei, risate... Su
tutti prevarrebbero, però, gli iperbolici e caratteristici richiami
in verace idioma (difficile e antico) dei venditori ambulanti che offrono
mercanzie di ogni genere. E queste voci e le melodiose stese, rappresentano
il colore e parte della profonda e geniale anima del popolo partenopeo.
Scopriremo che ogni voce è differente e non confondibile con
le altre ed è identificativa della mercanzia offerta. E che la
stesa non è altro che il prolungamento , ed estensione, della
vocale presente in una delle prime sillabe di una parola. Basta seguirla
per raggiungere il prodotto cercato. Nel nostro Presepe si fondono e
si dilatano tutte e quattro le stagioni ed i momenti della giornata
perchè sono presenti contemporaneamente, frutta, ortaggi e commestibili
della Campania felix che invece, allora, rispettavano rigorosamente
i cicli naturali dell'anno. Perciò saremo piacevolmente attratti
dalla voce del pescivendolo che di prima mattina gorgheggia: "Tengo
'argiento 'int' 'a spasella!"(2); oppure da quella del venditore
di limoni: "Agre e roce! So' chelle d' 'o ciardiniello 'e Masa,
a nu turnese!"(3); a cui di rimando fanno eco: "Nu' soldo
'a chiocca!"(4) per le prime ciliegie e "Castagne e nnuce
ianche! Castagne e nnuce de lu prevete! Jamme che so' vullente!"(5)
arrostite nelle ore più fredde del tardo pomeriggio.
Ed è l'uva, paragonata al biondo metallo, che trova il suo trionfo
nei pergolati e nei cesti: "E' nu poco d'oro!Sangenella e uva 'o
Salierno"(6) oppure "E' oro e nun è uva chesta! Ha
pazziato cu 'o sole a moscarella!"(7).
I richiami rimbalzano da ogni angolo della scena e vanno a sovrapporsi
alle prolungate e modulate stese degli altri venditori ed al naturale
vociare in un mercato rionale o in qualsiasi suq del Mare nostrum: è
impossibile sottrarsi a questa festa mobile e non sentirsene intimamente
parte.
Sempre sognando ad occhi aperti (e ciò non è impossibile
ai nostri presepisti) saremmo attratti dall'invito ad assaggiare i poponi:
"Ma chiste so' nire overo! O ànema d''o ffuoco"(8)
; o da quello de l'o jàmmararo "Pepe 'e russo...Pepe 'e
russo"(9) - a degustare i suoi gamberi ripieni di pepe; oppure
i nostri occhi, e il nostro olfatto, seguiranno rapiti le immaginarie
volute di fumo e l'odore d' 'o broro 'e purpe che "è verace
'e chine 'e pepe!"(10), come reclamizza il venditore ambulante.
Curiosi, tendiamo l'orecchio e cerchiamo di comprendere: "Cèveze
annevate! Mo' l'aggia còglite!"(11). E il cèvezaiuolo
che decanta la bontà dei suoi frutti di gelso, appena colti,
paragonati alla freschezza e al gelo della notte.
Nelle voci, trasmesse oralmente da tempo immemorabile, è racchiusa
tanta della filosofia spicciola, popolare e pragmatica: 'o mellunaro
informa il compratore che "cu nu soldo magne, vive ' te lava a
faccia!"(12).
Sembra di stare come sotto un albero in primavera: tanti svariati gorgheggi,
tanto assodante brusio di sottofondo, tanta joie de vivre, e la conseguente
impossibilità di mantenere l'attenzione su un particolare se
non per pochi attimi e perderla perchè in arrivo, in un crescendo
di suoni, la banda dei musicanti e il corteo dei re Magi, o perchè
in un angolo si improvvisa una tarantella o un torniello, e qualcun
altro si cimenta col suo organetto di Barberia e con i isusi strumenti
musicali a corda, a fiato o a percussione.
Non abbiamo il tempo di fermarci: i prolungati, modulati e melodiosi
richiami, dalle infinite sfumature dei timbri vocali, si rincorrono
e duettano: "Aglio 'e cepolle ...àglio 'e cepolle ...Nà
bbona 'nzerta d'aglie!uè ll'aglio!"(13) e "Se' maè!E
quanno t' 'a faie 'a cunsevera?"(14). Tante voci e tante stese
per ogni personaggio del settecentesco Presepio.
E se veramente potessimo riportare tutte queste testimonianze sonore,
che so io, nella fedele rievocazione di un Presepe vivente, conosceremmo
un altro straordinario aspetto di quel quadro storico-sociale d'insieme
che è il Presepe classico napoletano.
Basterà, oggi, in una mattina piena di sole, fare due passi in
uno degli storici mercati del pesce o della frutta e legumi, nel centro
antico, per avere un'idea, - attraverso le voci, il costante brusio,
gli odori dei prodotti ittici ed alimentari esposti - di quello che
doveva essere il sempre vivace e colorito punto d'incontro di tutte
le classi sociali. Sempre che ...riusciate a separare i rumori dei megafoni
e delle onnipresenti e asfissianti cassatte musicali dalla soavità
e varietà della voce umana nella sua cadenza partenopea...
Prof. Ettore FORMOSA
--------------
NOTE
1 Canonico Andrea de Jorio, "La mimica degli antichi investigata
nel gestire napoletano", Napoli 1832;
2 "Ho l'argento nel cestello";
3 "Agri e dolci! Sono quelli del giardinetto di Massa, a tornese!";
4 "Un soldo al grappolo";
5 "Castagne e noci bianche! Castagne e noci del prete! Su, che
sono bollenti!";
6 "E' un poco d'oro! Sanguinella e uva di Salerno!;
7 "E' oro e non è uva questa! Ha giocato col sole, la moscatella!";
8 "Ma questi sono neri davvero!Che magnifico fuoco";
9 "Pepe rosso ...pepe rosso!";
10 "Brodo di polpi" che "è genuino e pieno di
pepe!";
11 "Frutti di gelso innevati! Appena ora li ho colti!";
12 "Con un soldo mangi, campi e ti lavi il viso!";
13 "Aglio e cipolle ...Aglio e cipolle ... Un buon intreccio d'aglio!";
14 "Signora padrona, quando te la fai la conserva?".
Zio Alfonso
Zio Alfonso era "laureato" in Presepi: sapeva
tutto sulle tradizioni di Natale, sul primo Presepe fatto da San Girolamo
nel 400 e su quello realizzato otto secoli dopo da San Francesco. Per
lui, via San Gregorio Armeno, la strada napoletana dove si fabbricano
i pastori, era un luogo sacro al pari di San Pietro.
A suo dire l'umanità si divideva in due grandi gruppi nemici
tra loro: i presepisti e gli alberisti, i primi cultori della tradizione
e della natività, e i secondi maniaci di Babbo Natale e delle
palle colorate.
"E' una suddivisione" diceva "così importante
che dovrebbe comparire sui documenti d'identità, ne più
ne meno di come appare il sesso e il gruppo sanguigno. Altrimenti può
accadere che un disgraziato scopre, solo a matrimonio avvenuto, di essersi
unito a un essere umano di tendenze natalizie diverse. L'alberista ama
la Forma e il Denaro, laddove il presepista tiene in maggior conto i
Contenuti e i Sentimenti. Purtroppo quasi tutte le donne sono alberiste,
e io anche per questo non mi sono voluto sposare".
Il
momento magico del Presepe era "l'apertura dello scatolone".
Il 25 novembre zio Alfonso prendeva da sopra l'armadio della sua camera
da letto un'enorme scatola di cartone contenente tutti i pastori. Dopodichè
poggiava il prezioso carico sul tavolo da pranzo e dava inizio alla
"presentazione" davanti a tutta la famiglia. Uno alla volta,
i pastori venivano liberati dalle loro carte protettive, per poi essere
solennemente presentati in particolare a noi ragazzi, ovvero a me, a
mia sorella e ai miei cuginetti, venuti apposta alla cerimonia.
"Questo è Benino che non ha voglia di lavorare sempre, Questo,
invece, è il padre di Benino che pascola le pecore e queste sono
le pecore. Questo è il prete che legge il giornale e questo è
il cacciatore con il fucile. Ed ecco a voi il "pastore della meraviglia".
Dovete sapere, ragazzi, che quando naque Gesù tutto il mondo
si fermò per un minuto. E allora accaddero cose incredibili:
gli uccelli si bloccarono in aria, i fiocchi di neve restarono sospesi
a metà strada tra cielo e terra, l'acqua dei fiumi smise di scorrerre,
e "il pastore della meraviglia" restò con la bocca
aperta e le braccia spalancate a guardare il bambino Gesù"
E anche noi restavamo a bocca aperta a guardare i pastori che Zio Alfonso
tirava fuori dallo scatolone. Questi, oltre tutto, erano praticamente immortali: anche se da un anno
all'altra avevano perso qualche pezzo per strada, continuavano a fare
il proprio dovere sul Presepe. Un pastore senza una gamba veniva strategicamente
piazzato dietro un cespuglio e quello senza un braccio, lo si nascondeva
dietro un albero. Avevamo un pastore,soprannominato Pasqualino Passaguai
che col tempo aveva perso l'ottanta percento delle proprie membra, e
precisamente le gambe, le braccia e buona parte del busto. Ebbene zio
Alfonso lo collocava dietro una finestra in modo che facesse capolino
con la testa. Poi c'erano tante piccole astuzie alle quali erano molto
affezionati, tipo l'enteroclisma nascosto dietro le montagne per avere
l'acqua del fiumiciattolo che scorreva veramente e le lampadine dietro
il fondale per fare le stelle.
"I buchi delle stelle", sentenziava zio Alfonso " devono
essere piccolissimi. Più sono piccoli e più la luce si
rifrange sui bordi e parte in tutte le direzioni. Allora sì che
sembravano stelle!".
Il fondale, in genere, veniva fatto con la carta dei maccheroni: quella
carta di colore blu che si usava negli anni Trenta per avvolgere la
pasta e che adesso non si usa più. Approfitto della circostanza
per rivolgere un affettuoso saluto alla carta dei maccheroni della mia
prima giovinezza. Spero tanto che qualcuno la rimetta in commercio.
[ torna su ]
Luciano De Crescenzo
(da"Sembra ieri" - Edizione Mondadori
"Passepartout" - Nov 1997
Rip. nella pubb. trimestrale "Il Presepio"
Rivista dell'Associazione Italiana Amici del Presepio
Dispense in PDF da leggere online o da scaricare (tasto destro sul collegamento -> Salva con nome):
- In soffitta (622 Kb)
- La novena (64 Kb)
- Pensieri e voci di natale
- Quanno nascette Ninno a Betlemme
- Presepe storico di Atrani
- Recensione dal MATTINO del 6.12.03
- Mostra Amburgo
- Il Pontino 2006
- 1° Premio Maddaloni 2007-08
- Il Giornale
- AlterNapoli
- Il Pontino: Presepe apriliano in Germania
- Abruzzocultura
Biografia autori:
|